27 febbraio 2018

David Dalla Venezia, dipingere l'io e i suoi enigmi


Anche solo capire cosa e come scrivere di David Dalla Venezia ha significato per me affrontare me stessa, il mio punto di vista personale sul pittore e sull'uomo, ricorrere ad un approfondimento sul suo grande lavoro pittorico e confrontarmi con la conoscenza privata che ho avuto di lui in questi ultimi anni.

Si è scritto tanto su David Dalla Venezia pittore, la rete riporta molti articoli e interviste fin dai primi anni della sua produzione artistica. Io potrei solo aggiungere qualcosa di ciò che conosco del David uomo, ma su questo preferisco mantenere la riservatezza dovuta agli amici.

Un pensiero però lo posso condividere, l'Uomo e il Pittore si fondono in David Dalla Venezia in un'unica sostanza, che posso definire una materia umana rigorosa e colta, frammentata e misteriosa, gentile e brusca, carnale e delicata, fascinosa ed enigmatica.

Da un pomeriggio a casa sua, tra amici, è nata l'osservazione del suo Autoritratto e del dettaglio, citato in basso a sinistra, della tavolati legno dipinto nel 1500 dal Ghirlandaio riportante la scritta Sua Cuique Persona, ovvero - a ciascuno al sua maschera-. Utilizzate per coprire i dipinti in fieri, queste "coperte" di legno, erano allora una prassi. È stato il mistero dell'osservazione di quel dettaglio evocativo che mi ha mosso il desiderio di farne una mostra sull'autoritratto (figurativo). Sono stata quindi onorata che David abbia prestato (concettualmente e fisicamente) il suo quadro a dare l'incipit all'esibizione collettiva Sua Cuique Persona [L'autoritratto come maschera e specchio] presentata da ArTS alla città di Trieste.

Sul suo Autoritratto, per l'occasione, il critico Matteo Gardonio ha scritto: "Altrettanto importante, la figurazione di David Dalla Venezia che presenta un’opera prima – è il caso di dirlo. Un autoritratto come il Gilles di Watteau, forse il più grande pittore del Settecento, e i riferimenti (al pari del Zola di Manet) ad altri importanti colossi dell’autoritrarsi: il Picasso della Morte di Arlecchino e il Sui Cuique Persona. A ciascuno la propria maschera è perfetto per definire non solo l’opera di Dalla Venezia, ma il concetto ultimo di questa mostra. La sua pittura, però, al di là dei voluti citazionismi, è una nuova figurazione che lo pone tra gli interpreti più colti tra Italia e Francia oggi; sarebbe stato questo pittore anche ai tempi di Bosch, è certo".

Dice David Dalla Venezia sul suo lavoro  "Il mio mondo della rappresentazione si è duplicato ed ogni quadro rimanda all’altro, lo riflette in un labirintico gioco di specchi. Mi sento dunque libero di apparire, entrare io stesso nei miei dipinti senza per questo rinunciare al mio altro, e di lasciare che tra i quadri si instauri un gioco di speculazioni e riflessioni dal mondo del fantastico a quello della realtà in una sorta di sogno ad occhi aperti, o forse, di sogno nel sogno.
I generi si mescolano; le nature morte, gli animali giocattoli, nella dimensione del dipinto si trasformano quasi si animano in ritratti. E la vita reale, l’atelier, i quadri stessi trovano posto in questa messa in scena che diventa mise en abyme."


n°700    olio su tela, cm 257x184, 2014

n°573    olio su tela, cm 55x46, 2008

no.690 oil on canvas, cm 22x33, 2014


no.613, oil on canvas, cm.35x27, 2009
no.648, oil on canvas, cm.195x195, 2012
(“Oh, you pretty things!”)


no.686oil on canvas, cm.41x41, 2014

Biografia:
Nato a Cannes, Francia, il 10 Aprile 1965.
Il fascino ed il potere delle immagini hanno fin dall’infanzia determinato in DDV la necessità di essere pittore.
Figlio d’arte: il padre, formatosi nelle botteghe veneziane con un lungo apprendistato iniziato all’età di 11 anni, è artigiano del legno, corniciaio, doratore, restauratore e, nel privato, lui stesso artista poliedrico. Trasferitosi nel 1958 a Cannes ha lavorato per artisti allora residenti in Costa Azzurra (Picasso, Ozenfant, Sutherland, Rezvani tra i molti), collezionisti (sir Douglas Cooper, Ruggerini) e gallerie (galleria Sapone di Nizza, Maeght di St. Paul de Vence). Nel 1973 è tornato a Venezia dove vive e lavora.
Cresciuto dunque, tra Cannes e Venezia, in una famiglia ed in un ambiente ricchi di stimoli ed esempi di artigianato e di arte, DDV ha acquisito la manualità ed esperienza del mestiere (praxis) ed assunto quel senso metafisico che sta a fondamento del fare artistico (poiesis).
Diplomato al liceo classico ha poi studiato storia dell’arte e filosofia all’università di Venezia.
Il mondo e la cultura popolare del XX secolo (le storie illustrate, i fumetti, i cartoni animati, il cinema), la mitologia classica e le sue relative elaborazioni psicoanalitiche (Freud, Jung), la filosofia greca, moderna (soprattutto Schopenhauer e Nietschze) e contemporanea (Severino) hanno ulteriormente nutrito la visione del mondo e l’immaginario pittorico di DDV.
Grande influenza nella prima giovinezza di DDV hanno avuto il Surrealismo (Dalì, Magritte), la Metafisica (De Chirico, Savinio).
Negli anni ’80, culmine di un periodo di abbandono e disprezzo ufficiale per la pittura figurativa, cruciale è stato l’incontro con il catalogo dell’esposizione “Les Realismes: 1919-1939”, curata da Jean Clair nel 1980 presso il Centre Pompidou di Parigi. La summa di immagini, testi e documenti sul ritorno alla pittura figurativa tra le due grandi guerre ha permesso a DDV di comprendere come fosse possibile, e necessario, continuare e mutuare i grandi esempi classici della pittura nel e con il mondo contemporaneo.
Nel 1987 a seguito di considerazioni sulla storia della pittura pubblica (le grandi decorazioni esterne di palazzi dell’antichità e modernità classica, ma anche i movimenti di pittura murale e sociale in Italia e Messico nei primi anni del XX secolo, fino al movimento graffitista newyorchese ed internazionale degli anni ‘80) decide di passare dalla teoria alla pratica cominciando, in collaborazione con l’artista giapponese Hiroshi Daikoku, a dipingere grandi composizioni sulle palizzate di legno dei cantieri di restauro per le strade di Venezia. La realizzazione di questi dipinti è imperniata sulla più immediata, spontanea ma responsabile, comunicazione con il pubblico cittadino e viene da questo, e anche dalla stampa, accolta con simpatia e favore. L’esperienza durerà fino al 1989 con la realizzazione di 12 dipinti (vedi David & Hiroshi).
Nel 1989 la sua prima mostra personale ha luogo presso la galleria Bac Art studio a Venezia.
Dal 1990 al 1992 vive e lavora a Nizza partecipando a esposizioni collettive nella regione (XXIII Festival Internazionale della Pittura di Cagnes-sur-Mer, IV Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea dove vince il 1° premio per la pittura).
Nel 1992, in occasione della partecipazione alla mostra “Corale” curata da Andrea Pagnes presso la Fondazione Bevilacqua-La Masa, rientra a Venezia dove da allora vive e lavora.
Negli anni ’90, continuando a dipingere ed esporre in Italia e all’estero, ha sviluppato il suo stile e perfezionato la tecnica pittorica cercando sempre un confronto con la contemporaneità.
Con l’inizio del nuovo secolo e grazie alla libera diffusione ed accesso alle informazioni resi possibili da internet si consolida la coscienza del persistere di una cultura diffusa della pittura, come proseguimento ininterrotto di un lungo ed antico percorso di tradizione, che contraddice palesemente la pretesa universalità dell’egemonico ed esclusivo monopolio ufficialmente denominato e comunemente noto come sistema dell’Arte Contemporanea.
Nel 2005 ha partecipato in Norvegia alla II Kitsch annuale che fa capo al noto pittore norvegese Odd Nerdrum.
DDV ha continuativamente inciso lastre ad acquaforte (tecnica a cui è stato introdotto nel 1979 presso la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia) da cui ha tirato numerose stampe (sotto i torchi della stamperia della Bottega del Tintoretto, e del Bac Art Studio di Venezia) incluse nella raccolta del Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne di Bagnacavallo.
Attualmente intrattiene rapporti e relazioni con suoi colleghi pittori nel tentativo di sostenere, non solo con la sua pittura ma anche tramite l’organizzazione di eventi espositivi, l’auspicata rivalutazione di quella parte del mondo dell’arte dei nostri tempi che è stata finora penalizzata: la pittura figurativa. (dalla biografia originale)


Riferimenti:
www.daviddallavenezia.com
www.info6262.wixsite.com/psychophagomenos/gallery
www.daviddallavenezia.tumblr.com
www.bearts.eu

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